lunedì 26 gennaio 2026

Marasmiellus candidus

 

🍄 Nome Scientifico: Marasmiellus candidus (Fr.) Singer 

🧬 Sinonimi: Marasmius candidus

⭐ Commestibilità: non commestibile 🟤

📖 Descrizione: Cappello 0,5–2 cm, bianco candido, convesso e poi appianato, con margine spesso striato e superficie liscia. Lamelle rade, biancastre, adnate o leggermente decorrenti. Gambo sottile, flessuoso, concolore, talvolta brunastro verso la base. Carne esigua.

🌳 Habitat: lignicolo, su rametti e detriti legnosi.

📚 Note: piccolo fungo lignicolo, facilmente riconoscibile per il colore bianco candido e le dimensioni ridotte. Può ricordare altri piccoli marasmii, ma si distingue per la crescita su rametti e per il colore uniforme.


🌐 Tassonomia

Regno Fungi Divisione Basidiomycota Classe Agaricomycetes Ordine Agaricales Famiglia Marasmiaceae / Omphalotaceae Genere Marasmiellus Specie Marasmiellus candidus

✍️ Enzo Ferri – I funghi dei Castelli Romani Le schede micologiche contenute in questa opera sono state redatte dall’autore in forma originale; per la loro realizzazione sono stati consultati testi micologici di riferimento.

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Aggiornamento: gennaio 2026


lunedì 19 gennaio 2026

Trichaptum biforme

 

🍄 Nome Scientifico: Trichaptum biforme (Fr.) Ryvarden

🧬 Sinonimi: Polyporus biformis, Pallidohirschioporus biformis

⭐ Commestibilità: non commestibile 🟡 

📖 Descrizione Corpo fruttifero lignicolo, a mensola sottile, semicircolare, 2–7 cm. Superficie superiore vellutata e zonata, grigio‑bruna con sfumature violacee, margine più chiaro. Superficie fertile inferiore con pori irregolari che col tempo si allungano, biancastri poi violacei. Carne coriacea, sottile, biancastra; odore fungino indistinto, sapore insignificante.

🌳 Habitat Su tronchi e rami morti di latifoglie, soprattutto Quercus spp; estate‑autunno. Specie comune e diffusa.

📚 Note Si distingue per la colorazione violacea dei pori. È un saprofita importante nella decomposizione del legno.

🔎 Nota tassonomica: Trichaptum biforme e Pallidohirschioporus biformis si riferiscono alla stessa specie. Il basionimo è Polyporus biformis Fr. (1833). Il nome Trichaptum biforme è tradizionalmente usato nei manuali europei e nordamericani, mentre studi molecolari recenti hanno portato alla creazione del nuovo genere Pallidohirschioporus. Entrambi i nomi sono corretti: Trichaptum biforme rimane diffuso nell’uso pratico, Pallidohirschioporus biformis è il nome accettato nei repertori più aggiornati.


🌐 Tassonomia

Regno: Fungi Divisione: Basidiomycota Classe: Agaricomycetes Ordine: Polyporales Famiglia: Polyporaceae Genere: Trichaptum / Pallidohirschioporus Specie: Trichaptum biforme / Pallidohirschioporus biformis

✍️ Enzo Ferri – I funghi dei Castelli Romani

Le schede micologiche contenute in questa opera sono state redatte dall’autore in forma originale; per la loro realizzazione sono stati consultati testi micologici di riferimento.

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Aggiornamento: dicembre 2025


lunedì 12 gennaio 2026

L'Agarico delle Nebbie (Clitocybe nebularis)



L'agarico dell nebbie . Clitocybe nebularis (Batsch) P. Kumm

 🌧️ L'attore principale dell’autunno 

L'autunno lentamente avanza. Le piogge scarse e tardive di fine estate non hanno avuto grande effetto sui funghi più ambiti e ricercati, che quest'anno sono stati piuttosto scarsi. Ma in autunno, prima o poi, piove! Tardi, troppo tardi per i profumati Porcini o i colorati Ovoli, ma non per altri funghi tardivi che amano il freddo e la nebbia. L'Agarico delle Nebbie è uno di questi, l'attore principale di questi scenari uggiosi, anche se certamente non l'unico. Lui aspetta, non ha fretta: aspetta le piogge abbondanti, poi le nebbie, le prime brinate e la prima vera botta di freddo della stagione. Novembre è un mese di transizione, con un clima estremamente mutabile: si può scendere sotto lo zero di primo mattino e superare i venti gradi a metà giornata. È in queste particolari condizioni di caldo/freddo e tantissima umidità che lui domina il bosco, diventando il maggiore protagonista. E allora, nel fogliame marcescente, si vedono i classici Cerchi delle Streghe con decine di esemplari in circolo, o lunghe file che quasi fanno pensare a una coltivazione. Anni fa, questi cerchi e file avrebbero riempito il cesto di soddisfazione. L'Agarico delle Nebbie era considerato in molte regioni un fungo robusto e versatile, ma la scienza ha parlato chiaro: la Clitocybe nebularis è tossica. 

 🛑Tossicità da accumulo: il pericolo silenzioso.                                                                     

La tossicità di questa specie non è sempre immediata, ma è per accumulo e quindi ancora più insidiosa. È stato chiarito che le sue tossine non vengono eliminate, ma restano nel corpo per molto tempo e, a ogni ingestione, aumentano il carico tossico, potendo provocare gravi danni al sistema nervoso con il passare del tempo. Un singolo pasto può dare fastidio immediato (nausea, disturbi gastrointestinali) oppure no, essendo una condizione soggettiva. Addirittura, l'odore che si sprigiona durante la cottura può provocare mal di testa! Fortunatamente, dopo essere stato tolto dal commercio, la raccolta è diminuita e adesso gli esemplari sono molto più abbondanti nel bosco. Questo è un segno evidente che i raccoglitori sono più consapevoli! In passato, l'Agarico delle Nebbie era molto cercato, tanto che era abitudine tagliare solo la parte superiore del gambo, più solida, lasciando il resto a marcire. L'Agarico delle Nebbie è sicuramente un bel fungo carnoso che nelle raccolte dava soddisfazione. In alcune zone dei Castelli Romani è conosciuto con il nome popolare di “Brignoli”, mentre in altre viene chiamato "Profumato” a dimostrazione che l'odore, descritto sgradevole in letteratura, per molte persone non lo è affatto, anzi, è aromatico. Purtroppo, il consumo, pur essendo diminuito, non è sparito. Capita ancora di vedere i mezzi gambi dei "Profumati" (Clitocybe nebularis) insieme a quelli dei “Prataioli” (Agaricus moelleri), un misto da evitare! ⚠️‼️


Enzo Ferri

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Clitocybe nebularis






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Aggiornamento: dicembre 2025




















lunedì 5 gennaio 2026

Imperator rhodopurpureus

 

🍄 Nome Scientifico: Imperator rhodopurpureus (Smotl.) Assyov et al.

🧬 Sinonimi: Boletus rhodopurpureus

⭐ Commestibilità: tossico 🔴

📖 Descrizione: cappello 8–20 cm, da emisferico a convesso, con cuticola vellutata, color rosso‑purpureo con sfumature brunastre a maturità. Tubuli gialli, pori rosso‑aranciati che alla pressione diventano blu. Gambo robusto, giallo con tonalità rosse, con reticolato. Carne gialla, che vira intensamente al blu alla sezione; odore fruttato, sapore leggermente acidulo.

🌳 Habitat: tipica dei boschi di latifoglie, soprattutto sotto quercia e castagno, in estate-autunno.

📚 Note: si riconosce per la colorazione più spiccatamente rosso‑purpurea del cappello e del gambo, il simile Imperator luteocupreus ha cappello rosso‑rame.



🌐 Tassonomia

  • Regno: Fungi
  • Divisione: Basidiomycota
  • Classe: Agaricomycetes
  • Ordine: Boletales
  • Famiglia: Boletaceae
  • Genere: Imperator
  • Specie: Imperator rhodopurpureus

✍️ Enzo Ferri – I funghi dei Castelli Romani

Le schede micologiche contenute in questa opera sono state redatte dall’autore in forma originale; per la loro realizzazione sono stati consultati testi micologici di riferimento.


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Aggiornamento: dicembre 2025


mercoledì 31 dicembre 2025

🌲 “La Minestra che Scaldava l’Inverno” 🍽️

 


 🌲 “La minestra che scaldava l'inverno ” 🍽️

 📖 Racconto di un vecchio tagliaboschi di Rocca di Papa

«Ah, figliolo mio… tu che vai per funghi solo d’autunno, non sai cosa ti perdi quando arriva il freddo vero. Perché è proprio allora, quando il bosco tace e la brina si posa sulle ginestre, che spunta un funghetto che solo chi ha vissuto la montagna d’inverno conosce e apprezza davvero: la Flammulina, che noi chiamavamo "fungo di scopia". 🪵❄️

🔥Io l’ho imparato da mio padre, che l’aveva imparato dal suo. Quando tagliavamo legna su per i Campi d’Annibale, o giù verso il Vivaro, capitava spesso di vedere quelle piccole fiammelle arancio attaccate ai tronchi morti. Parevano lumini accesi dal bosco per farci compagnia. E noi, che d’inverno avevamo più freddo che soldi, quelle fiammelle ce le portavamo a casa.

🥣La minestra? Eh… quella era una cosa semplice, ma che ti scaldava fino alle ossa. Si faceva così: si metteva su la pentola di ferro, quella nera che stava sempre vicino al camino. Dentro ci buttavi l’acqua della fonte, una patata tagliata a cubetti e, se la fortuna girava bene, una scorsa di parmigiano.

🍄Poi veniva il bello. Si pulivano i cappelli della Flammulina – solo quelli, perché il gambo era duro come la vita di allora – e si buttavano dentro la pentola. E mentre la minestra bolliva lentamente, il profumo riempiva la stanza: un misto di bosco umido, legna tagliata e la parte buona dell’inverno. 🍄

🥖Il pane? Quello era fondamentale. Pane casareccio ormai duro, duro davvero, che se lo tiravi faceva più male di un sasso. Lo spezzavi sul fondo della scodella e ci versavi sopra la minestra bollente. In quel momento diventava oro: morbido, saporito, capace di farti dimenticare il gelo che avevi nelle ossa. 🥖

🌬️ Quella minestra non era solo cibo. Era compagnia. Era il bosco che ti veniva a trovare in casa. Era il ricordo di una giornata passata tra gli alberi, con l’odore della resina sulle mani e il vento freddo dei Castelli che ti tagliava la faccia.

🌲E ogni volta che la preparo, anche oggi che sono passati molti anni, mi sembra di sentire ancora il vecchio boscaiolo che mi diceva: “Guarda bene, figliolo… perché il bosco parla pure d’inverno. Basta saperlo ascoltare.”»



Enzo Ferri


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Flammulina velutipes







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Aggiornamento: dicembre 2025