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lunedì 26 gennaio 2026

Marasmiellus candidus

 

🍄 Nome Scientifico: Marasmiellus candidus (Fr.) Singer 

🧬 Sinonimi: Marasmius candidus

⭐ Commestibilità: non commestibile 🟤

📖 Descrizione: Cappello 0,5–2 cm, bianco candido, convesso e poi appianato, con margine spesso striato e superficie liscia. Lamelle rade, biancastre, adnate o leggermente decorrenti. Gambo sottile, flessuoso, concolore, talvolta brunastro verso la base. Carne esigua.

🌳 Habitat: lignicolo, su rametti e detriti legnosi.

📚 Note: piccolo fungo lignicolo, facilmente riconoscibile per il colore bianco candido e le dimensioni ridotte. Può ricordare altri piccoli marasmii, ma si distingue per la crescita su rametti e per il colore uniforme.


🌐 Tassonomia

Regno Fungi Divisione Basidiomycota Classe Agaricomycetes Ordine Agaricales Famiglia Marasmiaceae / Omphalotaceae Genere Marasmiellus Specie Marasmiellus candidus

✍️ Enzo Ferri – I funghi dei Castelli Romani Le schede micologiche contenute in questa opera sono state redatte dall’autore in forma originale; per la loro realizzazione sono stati consultati testi micologici di riferimento.

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Aggiornamento: gennaio 2026


lunedì 12 gennaio 2026

L'Agarico delle Nebbie (Clitocybe nebularis)



L'agarico dell nebbie . Clitocybe nebularis (Batsch) P. Kumm

 🌧️ L'attore principale dell’autunno 

L'autunno lentamente avanza. Le piogge scarse e tardive di fine estate non hanno avuto grande effetto sui funghi più ambiti e ricercati, che quest'anno sono stati piuttosto scarsi. Ma in autunno, prima o poi, piove! Tardi, troppo tardi per i profumati Porcini o i colorati Ovoli, ma non per altri funghi tardivi che amano il freddo e la nebbia. L'Agarico delle Nebbie è uno di questi, l'attore principale di questi scenari uggiosi, anche se certamente non l'unico. Lui aspetta, non ha fretta: aspetta le piogge abbondanti, poi le nebbie, le prime brinate e la prima vera botta di freddo della stagione. Novembre è un mese di transizione, con un clima estremamente mutabile: si può scendere sotto lo zero di primo mattino e superare i venti gradi a metà giornata. È in queste particolari condizioni di caldo/freddo e tantissima umidità che lui domina il bosco, diventando il maggiore protagonista. E allora, nel fogliame marcescente, si vedono i classici Cerchi delle Streghe con decine di esemplari in circolo, o lunghe file che quasi fanno pensare a una coltivazione. Anni fa, questi cerchi e file avrebbero riempito il cesto di soddisfazione. L'Agarico delle Nebbie era considerato in molte regioni un fungo robusto e versatile, ma la scienza ha parlato chiaro: la Clitocybe nebularis è tossica. 

 🛑Tossicità da accumulo: il pericolo silenzioso.                                                                     

La tossicità di questa specie non è sempre immediata, ma è per accumulo e quindi ancora più insidiosa. È stato chiarito che le sue tossine non vengono eliminate, ma restano nel corpo per molto tempo e, a ogni ingestione, aumentano il carico tossico, potendo provocare gravi danni al sistema nervoso con il passare del tempo. Un singolo pasto può dare fastidio immediato (nausea, disturbi gastrointestinali) oppure no, essendo una condizione soggettiva. Addirittura, l'odore che si sprigiona durante la cottura può provocare mal di testa! Fortunatamente, dopo essere stato tolto dal commercio, la raccolta è diminuita e adesso gli esemplari sono molto più abbondanti nel bosco. Questo è un segno evidente che i raccoglitori sono più consapevoli! In passato, l'Agarico delle Nebbie era molto cercato, tanto che era abitudine tagliare solo la parte superiore del gambo, più solida, lasciando il resto a marcire. L'Agarico delle Nebbie è sicuramente un bel fungo carnoso che nelle raccolte dava soddisfazione. In alcune zone dei Castelli Romani è conosciuto con il nome popolare di “Brignoli”, mentre in altre viene chiamato "Profumato” a dimostrazione che l'odore, descritto sgradevole in letteratura, per molte persone non lo è affatto, anzi, è aromatico. Purtroppo, il consumo, pur essendo diminuito, non è sparito. Capita ancora di vedere i mezzi gambi dei "Profumati" (Clitocybe nebularis) insieme a quelli dei “Prataioli” (Agaricus moelleri), un misto da evitare! ⚠️‼️


Enzo Ferri

➡️ Vedi la scheda tecnica

Clitocybe nebularis






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Aggiornamento: dicembre 2025




venerdì 7 novembre 2025

Chlorophyllum rhacodes



🍄 Chlorophyllum rhacodes (Vittad.) Vellinga

🔁 Sinonimi: Macrolepiota rhacodes

Commestibilità: tossico 🟡

📖 Descrizione: cappello carnoso, da emisferico a piano; bianco-crema, con squame brune concentriche e margine frangiato. Lamelle libere, bianche; arrossanti al tocco. Gambo cilindrico, cavo; con bulbo basale evidente e anello doppio, mobile. Carne bianca; vira all’arancio-rosso al taglio. Odore e sapore non significativi.

🌳 Habitat: radure di boschi di latifoglie e conifere, parchi e giardini; fine estate–autunno.

📚 Note: fungo tossico, responsabile di sindrome gastrointestinale incostante, da non confondere con Macrolepiota procera, che ha portamento più slanciato, gambo zebrato e carne non arrossante.






Tassonomia
Regno: Fungi Divisione: Basidiomycota Classe: Agaricomycetes Ordine: Agaricales Famiglia: Agaricaceae Genere: Chlorophyllum Specie: C. rhacodes


Enzo Ferri – I funghi dei Castelli Romani

Le schede micologiche contenute in questa opera sono state redatte dall’autore in forma originale; per la loro realizzazione sono stati consultati testi micologici di riferimento.



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Aggiornamento: novembre 2025


lunedì 7 agosto 2023

Amanita excelsa



Nome attuale: 

Amanita excelsa (Fr.) Bertill.


Sinonimi: 

Agaricus spissa (Fr.) P. Kumm.


Sistematica

Regno Fungi
Divisione Basidiomycota
Classe Agaricomycetes
Ordine Agaricales
Famiglia Amanitaceae

Genere Amanita 

Specie Amanita excelsa 


Cappello 8-12 (15) cm. Globoso, emisferico, poi convesso, completamente spianato solo a maturità; cuticola appiccicosa, solitamente nuda, priva di placche o verruche, e con margine completamente liscio, senza scanalature, di colore grigiastro, grigio piombo; lamelle bianche, ventricose, spesso con riflessi rosati; gambo 12-30 x 100-150 (180 ) robusto, slanciato, radicante, con base profondamente interrata, di colore bianco grigiastro; anello ampio e persistente, di colore grigio e striato nella parte superiore; volva biancastra, dissociata in placche alla base del gambo, raramente sul cappello; carne bianca, soda nel cappello, appena imbrunente con odore leggermente rafanoide e sapore mite.

Habitat ubiquitario, cresce in pochi esemplari in estate/autunno, poco diffusa nei boschi dei Castelli Romani.

Commestibilità commestibile dopo adeguata cottura, ma di scarso pregio.

Note ancora non è molto chiaro se Amanita excelsa ed Amanita excelsa var spissa siano la stessa specie, come sostenuta da molti autori, oppure siano due specie distinte. Amanita excelsa ha un portamento più slanciato, gambo profondamente radicante, con la base molto interrata che è spesso arrossante e, specialmente ha verruche biancastre sul cappello che sono molto scarse o addirittura assenti. Amanita excelsa var spissa ha un portamento più tozzo, base del gambo napiforme e non arrossante e verruche sul cappello abbondanti e persistenti. Una certa somiglianza la può avere la tossica Amanita pantherina , che ha margine nettamente striato, volva tipicamente dissociata in cercini e base del gambo arrotondata e non radicante, anche le colorazioni del cappello sono diverse, tendenti al bruno e sono presenti verruche farinose di colore bianco.




 Enzo Ferri

Castelli Romani, settembre 2019

 

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Bibliografia:

Atlante fotografico dei Funghi d’Italia - Consiglio G., Papetti C., Simonini G. - AMB Trento

Funghi d’Italia - Boccardo F., Traverso M., Vizzini A., Zotti M. (Zanichelli)

Indice Schede Micologiche – Archivio Generale AMINT

Aggiornamento, agosto 2023


mercoledì 10 settembre 2014

Amanita citrina


Nome attuale: 

Amanita citrina Pers.


Sinonimi: 

Agaricus mappa Batsch.

Sistematica

Regno Fungi
Divisione Basidiomycota
Classe Agaricomycetes
Ordine Agaricales
Famiglia Amanitaceae

Genere Amanita

Specie Amanita citrina


Nome comune: 

Tignosa verdognola - Amanita verdognola


Cappello 50 – 100 (140) mm; inizialmente globoso, poi convesso, alla fine spianato, , liscio, ricoperto di placche di consistenza farinosa, di colore generalmente biancastre, occasionalmente ocracee; il margine liscio, privo di striature, le colorazioni sono variabili dal giallo citrino al giallo verdognolo, fino al biancastro. 

Lamelle libere al gambo, fitte, con lamellule, di colore bianco.

Gambo 10 – 25 x 70 – 120 mm; cilindrico, diritto, biancastro o appena giallino, con un grosso bulbo marginato alla base.

Volva circoncisa, membranacea, biancastra, poi ocracea.

Anello ampio, leggermente striato nella parte superiore, solitamente posizionato nella parte alta del gambo.

Carne biancastra, abbastanza compatta, con tipico odore di rapa e sapore dolciastro, sgradevole.

Habitat da fine estate a tutto l’autunno, cresce sia sotto latifoglie che sotto conifere. Molto comune nei boschi dei Castelli Romani.

Commestibilità non commestibile, se non altro per il forte odore sgradevole e per una somiglianza con la pericolosa Amanita phalliodes.

Note si riconosce per alcuni caratteri tipici come la presenza di verruche sul cappello, le colorazioni giallastre, la volva circoncisa ed il forte odore di rapa.






Enzo Ferri

 

Castelli Romani, settembre 2014

 

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Bibliografia:

Atlante fotografico dei Funghi d’Italia - AMB Trento

Funghi d’Italia - Zanichelli

Indice Schede Micologiche – Archivio Generale AMINT

 

 Aggiornamento, agosto 2021