🍄Neoboletus erythropus (ex Boletus erythropus): finalmente chiarezza?
Se frequentate il nostro blog o i boschi dei Castelli Romani, conoscete benissimo il porcino dal piede rosso. Per generazioni lo abbiamo chiamato semplicemente Boletus erythropus. Negli ultimi anni, però, la micologia ci ha trascinato in un vero e proprio labirinto di nomi: prima il passaggio al genere Neoboletus, poi i tentativi di chiamarlo Neoboletus luridiformis, e infine l'imposizione del bizzarro Neoboletus praestigiator. In passato, su queste pagine, avevamo cercato di anticipare i tempi adottando la combinazione Neoboletus erythropus (Pers.) C. Hahn. Ma la burocrazia botanica è complessa e quella formula presentava dei vizi formali. Oggi, nel 2026, la matassa è stata finalmente sbrogliata.
Facciamo il punto della situazione in modo semplice, chiarendo anche un curioso paradosso informatico che sta facendo impazzire gli appassionati.
1. L'addio definitivo al genere Boletus
Il primo punto fermo non cambia: il vecchio genere Boletus oggi è rigorosamente riservato ai porcini in senso stretto (il gruppo del Boletus edulis). Tutti i boleti a pori rossi e con la carne che vira rapidamente al blu sono stati ricollocati. Il nostro fungo appartiene stabilmente al genere Neoboletus.
2. Cronaca di un decennio di caos (luridiformis e praestigiator)
Perché l'epiteto erythropus era sparito dai manuali più recenti?
Il dubbio storico: Alcuni micologi sostenevano che la descrizione originale di Boletus erythropus fatta da Persoon nel 1795 fosse ambigua.
Il valzer dei nomi: Per aggirare l'ostacolo, si è provato a usare Neoboletus luridiformis. Successivamente, nel 2016, è stato riesumato un altro vecchio nome: Neoboletus praestigiator. Per quasi un decennio, quest'ultimo è stato considerato il nome corrente ufficiale, nonostante il forte disorientamento dei cercatori.
3. La svolta italiana del 2026: il ritorno del nome storico
La svolta che rimette ordine e sana la storia è arrivata grazie al lavoro dei micologi italiani Valerio Bertolini e Marco Papetti sulla Rivista di Micologia (Vol. 68, n. 3).
Il loro studio scientifico ha sanato definitivamente i vecchi vizi di forma delle precedenti combinazioni (inclusa quella di Hahn), formalizzando e blindando la combinazione: Neoboletus erythropus (Pers.) P. Bertolini & Papetti. L'epiteto storico che tutti abbiamo sempre usato è tornato a essere il nome legittimo e prioritario.
4. Il paradosso dei database: perché si trovano due "Current Name"?
Se oggi cercate sui registri internazionali come Index Fungorum, noterete un fatto strano: sia Neoboletus erythropus che Neoboletus praestigiator sono segnalati come Current Name (Nome Corrente). Com'è possibile se sono lo stesso identico fungo?
La spiegazione è puramente informatica:
Schede d'erbario separate: I database creano record indipendenti basati sui "tipi" (i campioni fisici) depositati dai vecchi autori (Persoon per erythropus e Schulz per praestigiator).
Ritardo di aggiornamento: Il sistema riconosce la validità formale della nuova pubblicazione del 2026 per erythropus, ma non declassa automaticamente la scheda di praestigiator finché un curatore umano non collegherà manualmente i due record come sinonimi.
Nessuna confusione con N. xanthopus: Ricordiamo che questo dibattito non tocca il Neoboletus xanthopus, che resta una specie a sé stante ben distinta (legata alle latifoglie, più termofila e con il gambo nettamente meno rosso).
In conclusione
La tradizione e la logica scientifica hanno vinto sulla burocrazia dei nomi. Se dovete etichettare le vostre foto, aggiornare i vostri archivi o compilare cartellini per una mostra micologica, il nome corrente da utilizzare a pieno titolo è uno solo: Neoboletus erythropus.
Enzo Ferri
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