mercoledì 24 giugno 2026

Neoboletus erythropus (ex Boletus erythropus): finalmente chiarezza?

🍄Neoboletus erythropus (ex Boletus erythropus): finalmente chiarezza?


Se frequentate il nostro blog o i boschi dei Castelli Romani, conoscete benissimo il porcino dal piede rosso. Per generazioni lo abbiamo chiamato semplicemente Boletus erythropus. Negli ultimi anni, però, la micologia ci ha trascinato in un vero e proprio labirinto di nomi: prima il passaggio al genere Neoboletus, poi i tentativi di chiamarlo Neoboletus luridiformis, e infine l'imposizione del bizzarro Neoboletus praestigiator. In passato, su queste pagine, avevamo cercato di anticipare i tempi adottando la combinazione Neoboletus erythropus (Pers.) C. Hahn. Ma la burocrazia botanica è complessa e quella formula presentava dei vizi formali. Oggi, nel 2026, la matassa è stata finalmente sbrogliata.


Facciamo il punto della situazione in modo semplice, chiarendo anche un curioso paradosso informatico che sta facendo impazzire gli appassionati.

1. L'addio definitivo al genere Boletus

Il primo punto fermo non cambia: il vecchio genere Boletus oggi è rigorosamente riservato ai porcini in senso stretto (il gruppo del Boletus edulis). Tutti i boleti a pori rossi e con la carne che vira rapidamente al blu sono stati ricollocati. Il nostro fungo appartiene stabilmente al genere Neoboletus.

2. Cronaca di un decennio di caos (luridiformis e praestigiator)

Perché l'epiteto erythropus era sparito dai manuali più recenti?

Il dubbio storico: Alcuni micologi sostenevano che la descrizione originale di Boletus erythropus fatta da Persoon nel 1795 fosse ambigua.
Il valzer dei nomi: Per aggirare l'ostacolo, si è provato a usare Neoboletus luridiformis. Successivamente, nel 2016, è stato riesumato un altro vecchio nome: Neoboletus praestigiator. Per quasi un decennio, quest'ultimo è stato considerato il nome corrente ufficiale, nonostante il forte disorientamento dei cercatori.

3. La svolta italiana del 2026: il ritorno del nome storico

La svolta che rimette ordine e sana la storia è arrivata grazie al lavoro dei micologi italiani Valerio Bertolini e Marco Papetti sulla Rivista di Micologia (Vol. 68, n. 3).
Il loro studio scientifico ha sanato definitivamente i vecchi vizi di forma delle precedenti combinazioni (inclusa quella di Hahn), formalizzando e blindando la combinazione: Neoboletus erythropus (Pers.) P. Bertolini & Papetti. L'epiteto storico che tutti abbiamo sempre usato è tornato a essere il nome legittimo e prioritario.

4. Il paradosso dei database: perché si trovano due "Current Name"?

Se oggi cercate sui registri internazionali come Index Fungorum, noterete un fatto strano: sia Neoboletus erythropus che Neoboletus praestigiator sono segnalati come Current Name (Nome Corrente). Com'è possibile se sono lo stesso identico fungo?
La spiegazione è puramente informatica:
Schede d'erbario separate: I database creano record indipendenti basati sui "tipi" (i campioni fisici) depositati dai vecchi autori (Persoon per erythropus e Schulz per praestigiator).
Ritardo di aggiornamento: Il sistema riconosce la validità formale della nuova pubblicazione del 2026 per erythropus, ma non declassa automaticamente la scheda di praestigiator finché un curatore umano non collegherà manualmente i due record come sinonimi.

Nessuna confusione con N. xanthopus: Ricordiamo che questo dibattito non tocca il Neoboletus xanthopus, che resta una specie a sé stante ben distinta (legata alle latifoglie, più termofila e con il gambo nettamente meno rosso).

In conclusione

La tradizione e la logica scientifica hanno vinto sulla burocrazia dei nomi. Se dovete etichettare le vostre foto, aggiornare i vostri archivi o compilare cartellini per una mostra micologica, il nome corrente da utilizzare a pieno titolo è uno solo: Neoboletus erythropus.


Enzo Ferri

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Neoboletus erythropus







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lunedì 15 giugno 2026

I Doni della Montagna di Inizio Estate (Buon Enrico, Turini, Prugnoli)

🌿 I Doni della Montagna di Inizio Estate (Buon Enrico, Turini, Prugnoli)
Qualche giorno fà, durante una delle mie solite escursioni in montagna, la natura ha deciso di farmi un regalo triplo. Camminavo distrattamente a inizio estate, sole alto, erba già asciutta, quando all’improvviso, tra un prato e un vecchio sentiero, ecco spuntare il primo colpo di scena: bei ciuffi di Blitum bonus‑henricus (Buon Enrico). Una delle erbe spontanee più buone che esistano, elegante nella sua semplicità.

                             

  Poco più avanti, come se la montagna avesse   deciso di alzare la posta, compaiono un paio di Agaricus crocodilinus (Turini). Perfetti,  profumati, con quel loro carattere deciso che ti fa   capire subito che sei davanti a qualcosa di speciale.

 Quando ormai pensavo che la giornata avesse già   dato il meglio… ecco l’inaspettato: una manciata di Calocybe gambosa (Prugnoli), ormai alla fine ma ancora buonissimi. A giugno! Una sorpresa che solo la montagna, quando vuole, sa regalare. 


Naturalmente li ho raccolti con la gioia di un bambino che trova tre regali sotto l’albero. E una volta tornato a casa, non ho resistito: li ho messi tutti insieme in un piatto che definire “eccellente” è poco.


Spaghetti con Buon Enrico, Turini e Prugnoli.

Un trio che non avevo mai provato insieme. Sapevo che sarebbero stati buoni… ma hanno superato la mia più rosea aspettativa. Un piatto che profuma di prato, di bosco, di montagna vera. E la conferma che la montagna, quando meno te lo aspetti, sa ancora stupire. Tre doni della natura, tre stagioni in un solo piatto.

Curiosità

  • il Buon Enrico era chiamato “lo spinacio dei poveri”: un tempo veniva coltivato negli orti di montagna.

  • I Turini devono il nome alle squamette del cappello, che ricordano la pelle di un coccodrillo.

  • I Prugnoli erano così preziosi che i vecchi cercatori non rivelavano mai il loro “prugnoleto”.

  • Il profumo del Prugnolo è così unico che si dice: “Se lo senti una volta, lo riconosci per sempre.”

  • Trovare tutti e tre insieme è raro: due stagioni che si incontrano in un solo piatto.



🌲 In montagna, a giugno. La natura sorprende sempre chi sa guardare.

🌿 Blitum bonus‑henricus (Buon Enrico)

Una delle migliori erbe spontanee di montagna, saporita e versatile. 

🍄 Agaricus crocodilinus (Turini)

Un Agaricus robusto, profumato e di grande soddisfazione culinaria. 

🍄 Calocybe gambosa (Prugnoli)

Il re delle fioriture primaverili, profumato e finissimo. 

martedì 9 giugno 2026

Blitum bonus-henricus (Buon Enrico, Spinacio selvatico)


Nome Scientifico: Blitum bonus-henricus

Sinonimo: Chenopodium bonus-henricus

Nomi Comuni: Buon Enrico, Spinacio selvatico, Tutta buona.

Famiglia: Amaranthaceae

Commestibilità: Commestibile 🟢

Nota dell'autore: Questa pianta non è presente nel territorio dei Castelli Romani, ma ho deciso di inserirla in questa guida per la sua straordinaria importanza gastronomica e per aiutarvi a riconoscerla durante le vostre escursioni in alta montagna.

📘 Descrizione: Pianta erbacea perenne che cresce con fusti dritti e grandi foglie verdi a forma di punta di freccia (o a triangolo), con i bordi leggermente ondulati. Se tocchi la parte inferiore delle foglie, specialmente quelle più giovani, sentirai una tipica sensazione di "farina" sotto le dita. I fiori sono piccolissimi, di colore verde-rossastro, e crescono tutti vicini in una spiga in cima alla pianta. Ama le altezze e il fresco, quindi si trova facilmente se fate una gita sull'Appennino Laziale, sopra i 1000 metri di quota, vicino ai vecchi recinti delle pecore e nei terreni montani ricchi di sostanze organiche.

🔍 Note: Questa pianta è un ottimo sostituto dello spinacio che compriamo al supermercato, anzi, spesso è persino più saporita. In cucina si mangia sempre cotta: è perfetta per fare minestre, zuppe, per riempire i ravioli fatti in casa o semplicemente saltata in padella con aglio, olio e un pizzico di peperoncino. Siccome contiene un po' di ossalati (le stesse sostanze che ci sono nella bieta), è meglio non esagerare con le quantità se si soffre di calcoli ai reni.

🌿 Curiosità: Il nome così strano "Buon Enrico" sembra sia dedicato al re Enrico IV di Francia, un sovrano molto amato dal popolo perché voleva che ogni contadino potesse avere sempre una gallina nella pentola e non soffrisse la fame. Il nome popolare "Tutta buona" fa capire invece quanto questa pianta sia stata importante in passato: le famiglie di campagna la raccoglievano perché è nutriente, buona e soprattutto gratis.                     












✍️ Enzo Ferri – Flora spontanea dei Castelli Romani

Le schede botaniche contenute in questa opera sono state redatte dall’autore in forma originale; per la loro realizzazione sono stati consultati testi e guide botaniche di riferimento.

Aggiornamento: giugno 2026


lunedì 11 maggio 2026

Gymnopus hariolorum


🍄 Gymnopus hariolorum (Bull.) Antonín, Halling & Noordel.

🧬 Sinonimi: Agaricus hariolorum; Collybia hariolorum; Marasmius hariolorum

⭐ Commestibilità: non commestibile 🟡    

📖 Descrizione: cappello 2–5 cm, da emisferico a convesso, poi appianato‑irregolare; superficie asciutta, da marrone‑rosata a bruno pallido, più chiara verso il margine, talvolta appena striata. Lamelle abbastanza fitte, da annesse a libere, biancastre o crema pallido. Gambo cilindrico o leggermente clavato, chiaro nella parte alta e più brunastro verso la base, che presenta peli bianchi irsuti (carattere distintivo). Carne sottile, biancastra, cerosa.

👃 Odore: molto sgradevole, tipicamente di cavolo marcio / acqua putrida.

👅 Sapore: rafanoide, sgradevole

🌳 Habitat: cresce preferibilmente su lettiera di faggio, ma anche sotto ontano, betulla e in boschi misti di latifoglie e conifere. Fruttifica dalla primavera all’estate, spesso gregario.

📚 Note: specie facilmente riconoscibile grazie all’odore fortemente sgradevole e per la base del gambo ricoperta da peli bianchi. Può ricordare alcuni Gymnopus del gruppo dryophilus, ma l’odore e la base strigosa lo separano nettamente.

🌐 Tassonomia

Regno: Fungi Divisione: Basidiomycota Classe: Agaricomycetes Ordine: Agaricales Famiglia: Omphalotaceae Genere: Gymnopus Specie: Gymnopus hariolorum

✍️ Enzo Ferri – I funghi dei Castelli Romani Le schede micologiche contenute in questa opera sono state redatte dall’autore in forma originale; per la loro realizzazione sono stati consultati testi micologici di riferimento.

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Gymnopus dryophilus







Aggiornamento: maggio 2026


martedì 5 maggio 2026

Alliaria petiolata (Alliaria, Erba aglina)

 

Nome Scientifico: Alliaria petiolata

Nomi Comuni: Alliaria, Erba aglina 

Famiglia: Brassicaceae

Commestibilità: Commestibile 🟢   

📘 Descrizione: Pianta erbacea biennale caratterizzata da foglie cuoriformi e dentellate che emanano un caratteristico odore d’aglio quando vengono strofinate tra le dita. Le foglie giovani sono teneri e ideali da consumare crude, poiché la cottura ne attenua drasticamente il tipico aroma, mentre i fiori si presentano piccoli, bianchi e disposti a croce sulla cima della pianta. Cresce vigorosa nei luoghi ombrosi, ai margini dei boschi di castagno e lungo i sentieri freschi del territorio castellano.

🔍 Note: L’alliaria è molto apprezzata nella cucina tradizionale per il suo aroma delicato di aglio, perfetto per preparare pesti alternativi, arricchire insalate di campo, salse e ripieni saporiti. Le foglie più mature e grandi possono risultare leggermente amare, motivo per cui è sempre preferibile raccogliere i germogli e le foglie più giovani e tenere.

🌿 Curiosità: Il nome botanico richiama esplicitamente l’aroma simile all’aglio (Allium) e in passato la pianta veniva comunemente usata come sostituto economico dello spicchio d’aglio nei villaggi rurali e più poveri. Dal punto di vista ecologico, è una pianta mellifera precoce, preziosa per il risveglio degli insetti impollinatori all'inizio della primavera.



✍️ Enzo Ferri – Flora spontanea dei Castelli Romani Le schede botaniche contenute in questa opera sono state redatte dall’autore in forma originale; per la loro realizzazione sono stati consultati testi e guide botaniche di riferimento.

Aggiornamento: maggio 2026