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lunedì 16 febbraio 2026

Hemimycena cucullata

 


🍄 Hemimycena cucullata (Pers.) Singer 

🧬 Sinonimi:  Mycena cucullata

⭐ Commestibilità: non commestibile 🟤    

📖 Descrizione: Cappello 0,5–2,0 cm, conico‑campanulato, spesso con apice appuntito (“cucullato”), semitrasparente, igrofano, biancastro. Lamelle rade, adnate o leggermente decorrenti, biancastre. Gambo molto sottile, fragile, translucido‑biancastro, privo di anello e base ricoperta di peli biancastri. Carne esigua, quasi inesistente, odore debole o nullo.

🌳 Habitat: specie saprotrofa su lettiera di latifoglie e conifere, spesso su foglie marcescenti o piccoli residui vegetali. Fruttifica in autunno.

📚 Note: piccolo micete facilmente confondibile con altre Hemimycena e Mycena minute. Il cappello conico e appuntito e il portamento esile aiutano il riconoscimento.



🌐 Tassonomia

Regno Fungi Divisione Basidiomycota Classe Agaricomycetes Ordine Agaricales Famiglia Mycenaceae Genere Hemimycena Specie Hemimycena cucullata

✍️ Enzo Ferri – I funghi dei Castelli Romani Le schede micologiche contenute in questa opera sono state redatte dall’autore in forma originale; per la loro realizzazione sono stati consultati testi micologici di riferimento.

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Aggiornamento: febbraio 2026

lunedì 2 febbraio 2026

Leccinellum lepidum

 

🍄 Leccinellun lepidum (P. Bouchet ex Essette.) Bresinsky & Manfr. Binder

🧬 Sinonimi: Leccinum lepidum (Bouchet ex Essette) Bon & Contu

🏷️ Nomi comuni: Leccino,Porcinello

⭐ Commestibilità: commestibile 🟢

📖 Descrizione cappello 6–15 cm, carnoso, da emisferico a convesso, bruno‑nocciola, con cuticola vellutata e talvolta screpolata. Tubuli gialli, poi olivastri; pori gialli, tendenti al bruno‑oliva con l’età. Gambo robusto, cilindrico, ricoperto da scaglie brunastre su fondo chiaro. Carne bianca, tende a imbrunire leggermente all’aria; odore fungino, sapore dolce.

🌳 Habitat specie tipicamente mediterranea, simbionte con querce sempreverdi (Quercus ilex, Q. suber), frequente in boschi termofili e collinari. Fruttifica dall’autunno all’inverno.

📚 Note commestibile appena discreto, solo da giovane scartando il gambo, troppo coriaceo.

🔎Nota tassonomica: originariamente descritto come Boletus lepidus, è stato successivamente collocato nel genere Leccinum e infine nel genere Leccinellum.



🌐 Tassonomia

Regno Fungi Divisione Basidiomycota Classe Agaricomycetes Ordine Boletales Famiglia Boletaceae Genere Leccinellum Specie Leccinellum lepidum

 ➡️ Tra le Boletaceae mediterranee, Leccinellum lepidum e Leccinellum crocipodium rappresentano due specie affini ma ben distinguibili per morfologia ed ecologia. L. lepidum si riconosce per il cappello carnoso, bruno‑nocciola o bruno‑rossastro, spesso vellutato e talvolta screpolato, con carne bianca che tende a imbrunire leggermente all’aria. Il gambo è robusto, ricoperto da scaglie brunastre su fondo chiaro, ha un odore fungino gradevole e sapore dolce. È tipico dei boschi termofili mediterranei, in simbiosi con querce sempreverdi come Quercus ilex e Q. suber, e fruttifica dall’autunno fino all’inverno inoltrato. L. crocipodium, invece, presenta un cappello più secco e opaco, bruno‑giallastro o bruno‑olivastro, con carne che tende a scurire più intensamente fino al bruno‑rossastro. Il gambo è più slanciato e ornato da scaglie scure marcate, e il sapore è meno gradevole, talvolta amarognolo. Ecologicamente si differenzia per la preferenza verso boschi di querce decidue, come Q. robur e Q. cerris, in ambienti più freschi e temperati, con fruttificazioni tipiche dell’estate e dell’autunno. Entrambi sono commestibili, ma piuttosto scadenti.

✍️ Enzo Ferri – I funghi dei Castelli Romani

Le schede micologiche contenute in questa opera sono state redatte dall’autore in forma originale; per la loro realizzazione sono stati consultati testi micologici di riferimento.

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Aggiornamento: gennaio 2026



giovedì 7 gennaio 2016

L’ Orecchione il signore silenzioso del tardo autunno (Pleurotus ostreatus)




L'Orecchione: Il signore silenzioso del tardo autunno (Pleurotus ostreatus (Jacq.)P.Kumm)

Dicembre. L’autunno ha ormai ceduto il passo all’inverno, e i boschi dei Castelli Romani si fanno freddi, quieti, vuoti. I cercatori se ne vanno, convinti che la stagione sia finita. I simbionti sono spariti, i lignicoli arrancano dopo notti sottozero e una siccità novembrina che ha prosciugato anche le ultime speranze. Eppure… basta qualche giornata di sole, tiepida quel tanto che basta, per rimettere in moto la vita. Il bosco non è mai davvero vuoto: bisogna solo saper aspettare.

È in questo momento che torna lui: l’Orecchione, il Pleurotus ostreatus. Non è un fungo comune da queste parti, ma quando decide di comparire, lo fa sempre nello stesso punto, fedele come un vecchio amico. Su quella quercia che ormai chiamo “la quercia magica”, perché ogni anno, contro ogni previsione, riesce a regalarmi una nuova fioritura.

🌿 Un fungo antico, tra leggende e medicina

L’Orecchione è conosciuto fin dall’antichità. Una leggenda orientale racconta che in Cina fosse chiamato “fungo dei fiori celestiali”, un nome che già da solo basterebbe a descriverne l’eleganza.

Nella micoterapia moderna è una presenza costante: si parla di proprietà antitumorali, antidiabetiche, ipocolesterolemizzanti e di mille altri benefici. Ma queste sono questioni da medici e ricercatori.

Io, da uomo di bosco, lo apprezzo per altro: per la soddisfazione del ritrovamento, per la sua forma elegante che sembra scolpita, per la capacità di regalare foto spettacolari quando la luce invernale lo accarezza.

🍽️ In cucina: un campione di resa e versatilità

Il Pleurotus ostreatus è un fungo generoso. Ha una resa altissima, un sapore gradevole e una versatilità che lo rende perfetto per mille ricette: saltato, grigliato, in padella, nelle zuppe, nei sughi, persino impanato.

È anche uno dei funghi più coltivati al mondo, tanto da trovarsi in ogni supermercato. Ma chi ha assaggiato un Orecchione selvatico, cresciuto su una quercia dei Castelli, sa bene che il sapore è tutta un’altra storia: più intenso, più “di bosco”, più vero.

🌲Un incontro che sa d'inverno 

Ogni volta che lo ritrovo, lì sulla sua quercia, mi sembra un piccolo miracolo. Un segno che il bosco non dorme mai del tutto, che anche nel freddo più duro c’è spazio per la vita.

L’Orecchione è così: silenzioso, elegante, resistente. Un fungo che non cerca attenzione, ma che sa farsi ricordare.

A Rocca di Papa, in dicembre. Il bosco è freddo, ma non è mai vuoto. Basta saper guardare. 



➡️ Vedi la scheda tecnica

Pleurotus ostreatus









Aggiornamento: dicembre 2025



lunedì 23 dicembre 2013

Il Natalino (Infundibulicybe geotropa)


🍄Il Natalino (Infundibulicybe geotropa)

🌨️ Il Fungo che ama la pioggia

Dicembre. I cercatori più distratti hanno già appeso il cesto al chiodo, convinti che la stagione sia finita. Grave errore! Eppure, tra le foglie umide, la brina mattutina e il silenzio dell’inverno, spunta lui: l'Infundibulicybe geotropa, il fungo che non si arrende al freddo. Lo chiamano in mille modi, e ogni nome racconta una storia: Fungo di San Martino per la sua comparsa intorno all'11 novembre, Cimballo, Ordinale o Calice.

Nelle zone del Lazio, l'appellativo più affettuoso è "Natalino", perché la sua raccolta coincide spesso con l'accendersi delle luci delle feste. Questo tardivo capolavoro del bosco ci ricorda che la natura non va mai davvero in vacanza.

🎄 Un regalo inatteso e prezioso

Il bello del Natalino è proprio la sua tempistica. Compare con il primo vero freddo, quando la speranza dei cercatori è svanita, trasformandosi in un pacchetto sotto l’albero: un dono inatteso che ripaga la tenacia di chi ama i sentieri anche d’inverno. Questa sua crescita tardiva lo ha reso per tradizione un "fungo della fortuna", perché prolungava la gioia della raccolta. Non è solo un fungo, ma un vero e proprio simbolo di resistenza.

E non cercatelo mai da solo! L'Infundibulicybe geotropa è celebre per formare i grandi “Cerchi delle Streghe” o lunghe "File" quasi fosse stato piantato a regola d'arte. Trovato il primo esemplare, siete quasi certi di riempire il cesto.

👃 Un profumo che non si dimentica, un sapore sublime

È un fungo che non passa inosservato. Il suo odore intenso e aromatico, con note caratteristiche di mandorla amara, è quasi "invadente". Alcuni lo amano, altri lo trovano troppo particolare, ma di certo non lascia indifferenti. Questo aroma non è solo una curiosità olfattiva, ma la chiave del suo successo in cucina, elevandolo a protagonista indiscusso.

🍽️ Il "Tartufo" dei piatti invernali

Per il suo profumo potente, il Natalino è stato elevato a un rango altissimo in molte tradizioni regionali. Non è un "riempitivo", ma un ingrediente da usare con parsimonia, tanto che il celebre micologo Giacomo Bresadola suggeriva di utilizzarlo "anche alla maniera dei tartufi, servendosene come di questi per condimento". Questa è la scelta rustica d'eccellenza: il Natalino è il fulcro dei piatti invernali, cucinato in umido o per arricchire la polenta, un concentrato di sapore che riscalda le fredde sere di dicembre.

Un messaggio di fine stagione

Il Natalino è il simbolo di un messaggio semplice, ma fondamentale: la natura non smette mai di sorprenderci. Anche quando pensiamo che tutto sia finito, c’è sempre qualcosa che nasce, cresce e ci invita a guardare meglio. Il Natalino è un fungo che racconta una storia, una storia di resistenza, di tradizioni culinarie ricercate e di piccoli piaceri che rendono l’inverno meno grigio.


➡️ Vedi la scheda tecnica

Infundibulicybe geotropa






 Enzo Ferri

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Aggiornamento: dicembre 2025








martedì 12 novembre 2013

Infundibulicybe geotropa


🍄 Nome Scientifico: Infundibulicybe geotropa (Bull.) Harmaja 

🧬 Sinonimi: Clitocybe geotropa

🏷️ Nomi comuni: Fungo di san Martino, Ordinale, Natalino

⭐ Commestibilità: commestibile 🟢

📖 Descrizione cappello molto grande, 8–20 cm, carnoso, inizialmente convesso poi piano e infine imbutiforme. Superficie liscia, color crema‑ocra o bruno‑chiaro, talvolta con sfumature rosate. Lamelle fitte e decorrenti, biancastre poi crema. Gambo robusto, 8–15 × 2–4 cm, cilindrico, pieno. Carne bianca e soda, con odore gradevole, intenso e aromatico, molto caratteristico, con note di mandorla amara sapore dolce.

🌳 Habitat boschi di latifoglie e conifere, anche prati, su terreni ricchi di humus; fruttifica in autunno anche inoltrato. Spesso gregario, talvolta in grandi cerchi (“cerchi delle streghe”).

📚 Note specie caratteristica per il cappello imbutiforme con umbone. Forma grandi cerchi o file nei boschi. Può ricordare Infundibulicybe gibba (più piccola e senza umbone). Consumare ben cotto.


🌐 Tassonomia

Regno: Fungi Divisione: Basidiomycota Classe: Agaricomycetes Ordine: Agaricales Famiglia: Tricholomataceae GenereInfundibulicybe SpecieInfundibulicybe geotropa

✍️ Enzo Ferri – I funghi dei Castelli Romani

Le schede micologiche contenute in questa opera sono state redatte dall’autore in forma originale; per la loro realizzazione sono stati consultati testi micologici di riferimento.

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Aggiornamento: dicembre 2025