Quando
pensiamo alle orchidee spontanee, immaginiamo fiori eleganti che
vivono grazie alla luce del sole, esattamente come la stragrande
maggioranza delle piante. Eppure, nel fitto del sottobosco esistono
due specie che sfidano apertamente questa regola fondamentale:
Limodorum
abortivum
e Neottia
nidus-avis.
Sono orchidee che hanno scelto una strada evolutiva radicale. Non
vivono di luce, ma vivono quasi esclusivamente di funghi.
1.
Le orchidee “normali”: fotosintesi e micorriza
Per
capire la particolarità di queste due eccezioni, dobbiamo ricordare
come funziona la regola generale. La maggior parte delle orchidee
spontanee che incontriamo nei prati fa la fotosintesi, produce
autonomamente i propri zuccheri e usa i funghi micorrizici
soprattutto per far germogliare i semi. Da adulte mantengono una
micorriza solo come supporto per assorbire meglio acqua e sali
minerali. Funzionano insomma come le altre piante: la luce è la loro
fonte di energia principale, mentre il fungo sotterraneo è un
prezioso collaboratore.
2.
Limodorum abortivum: l’orchidea che si collega agli alberi
Il
Limodorum
abortivum,
chiamato comunemente fior di stecco, è un’eccezione spettacolare
che salta subito all'occhio. La pianta si presenta con un fusto
violaceo, pallido e privo di vere foglie verdi: è quasi totalmente
priva di clorofilla e incapace di fare una fotosintesi efficace. Per
questo motivo deve dipendere dai funghi per sopravvivere durante
tutta la sua vita adulta. La
cosa incredibile è che il Limodorum
non si affida ai classici funghi delle orchidee. Preferisce
collegarsi ai funghi ectomicorrizici, ovvero quelle specie che
formano i classici sporofori del bosco come Russula,
Lactarius,
Cortinarius,
Inocybe
e Tomentella.
Questi sono gli stessi funghi che creano la grande rete sotterranea
collegata alle radici di querce, castagni e pini. In pratica, il
percorso dell'energia è sbalorditivo: l’albero nutre i suoi funghi
attraverso le foglie, il Limodorum
intercetta le ife di quei funghi e ne assorbe il carbonio. Vive così
sfruttando indirettamente l’energia prodotta dagli alberi del
bosco.
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Limodorum abortivum
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3.
Neottia nidus-avis: l’orchidea che ha rinunciato alla luce
Se
il Limodorum
conserva ancora una minima traccia di autonomia, la Neottia
nidus-avis
(l'orchidea nido d'uccello) ha tagliato completamente i ponti con il
sole. Questa pianta è interamente marrone, beige o traslucida. Non
possiede un solo granello di clorofilla e non fa fotosintesi, mai.
Dipende dai funghi per ogni singolo secondo della sua esistenza.
A differenza del Limodorum,
la Neottia
non va a bussare alla rete degli alberi. Utilizza funghi del suolo
molto specifici e specializzati, come le Sebacinales,
le Tulasnellaceae
e i funghi definiti "Rhizoctonia-like". Questi organismi
non formano il classico cappello e gambo, ma vivono nel terreno come
ife invisibili. I filamenti del fungo penetrano fin dentro le cellule
dell’orchidea dove vengono letteralmente digeriti dalla pianta per
estrarne il nutrimento. Si tratta di una simbiosi intima, radicale e
quasi spietata.
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Neottia nidus-avis
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4.
La differenza chiave: tre strategie evolutive
Se
mettiamo a confronto questi mondi, scopriamo tre strategie di
sopravvivenza totalmente differenti ed ugualmente affascinanti. Da un
lato abbiamo le orchidee classiche che sfruttano la luce del sole e
usano i funghi del suolo solo come un aiuto temporaneo. Al polo
opposto troviamo la Neottia,
che vive stabilmente nel buio del sottobosco nutrendosi e digerendo i
funghi microscopici del terreno. Nel mezzo si posiziona il Limodorum,
che fa pochissima fotosintesi e preferisce fare il "clandestino"
nella rete invisibile che unisce i grandi alberi ai funghi simbionti
del bosco.Camminare
in una foresta e imbattersi in un gruppo di Neottia
o nel fusto violaceo del Limodorum
ci ricorda quanto la natura possa essere creativa. Queste piante ci
dimostrano che il confine tra chi nutre e chi viene nutrito, nel
regno dei funghi e delle piante, è incredibilmente sottile
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