L'Orecchione: Il signore silenzioso del tardo autunno (Pleurotus ostreatus (Jacq.)P.Kumm)
Dicembre. L’autunno ha ormai ceduto il passo all’inverno, e i boschi dei Castelli Romani si fanno freddi, quieti, vuoti. I cercatori se ne vanno, convinti che la stagione sia finita. I simbionti sono spariti, i lignicoli arrancano dopo notti sottozero e una siccità novembrina che ha prosciugato anche le ultime speranze. Eppure… basta qualche giornata di sole, tiepida quel tanto che basta, per rimettere in moto la vita. Il bosco non è mai davvero vuoto: bisogna solo saper aspettare.
È in questo momento che torna lui: l’Orecchione, il Pleurotus ostreatus. Non è un fungo comune da queste parti, ma quando decide di comparire, lo fa sempre nello stesso punto, fedele come un vecchio amico. Su quella quercia che ormai chiamo “la quercia magica”, perché ogni anno, contro ogni previsione, riesce a regalarmi una nuova fioritura.
🌿 Un fungo antico, tra leggende e medicina
L’Orecchione è conosciuto fin dall’antichità. Una leggenda orientale racconta che in Cina fosse chiamato “fungo dei fiori celestiali”, un nome che già da solo basterebbe a descriverne l’eleganza.
Nella micoterapia moderna è una presenza costante: si parla di proprietà antitumorali, antidiabetiche, ipocolesterolemizzanti e di mille altri benefici. Ma queste sono questioni da medici e ricercatori.
Io, da uomo di bosco, lo apprezzo per altro: per la soddisfazione del ritrovamento, per la sua forma elegante che sembra scolpita, per la capacità di regalare foto spettacolari quando la luce invernale lo accarezza.
🍽️ In cucina: un campione di resa e versatilità
Il Pleurotus ostreatus è un fungo generoso. Ha una resa altissima, un sapore gradevole e una versatilità che lo rende perfetto per mille ricette: saltato, grigliato, in padella, nelle zuppe, nei sughi, persino impanato.
È anche uno dei funghi più coltivati al mondo, tanto da trovarsi in ogni supermercato. Ma chi ha assaggiato un Orecchione selvatico, cresciuto su una quercia dei Castelli, sa bene che il sapore è tutta un’altra storia: più intenso, più “di bosco”, più vero.
🌲Un incontro che sa d'inverno
Ogni volta che lo ritrovo, lì sulla sua quercia, mi sembra un piccolo miracolo. Un segno che il bosco non dorme mai del tutto, che anche nel freddo più duro c’è spazio per la vita.
L’Orecchione è così: silenzioso, elegante, resistente. Un fungo che non cerca attenzione, ma che sa farsi ricordare.
A Rocca di Papa, in dicembre. Il bosco è freddo, ma non è mai vuoto. Basta saper guardare.
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| Pleurotus ostreatus |
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