lunedì 20 luglio 2020

Cantharellus friesii

Nome attuale:

Cantharellus friesii Quél.

 

Sistematica

Regno Fungi
Divisione Basidiomycota
Classe Agaricomycetes
Ordine Cantharellales
Famiglia Hydnaceae

Genere Cantharellus

Specie Cantharellus friesii

Dimensioni medio-piccole. Il cappello può raggiungere i 5 cm di diametro, ondulato, piuttosto irregolare; colorazioni aranciate, le lamelle sono di un bel colore rosato e fortemente anastomosate ed il gambo e tenace e concolore al cappello, la carne è molliccia, con odore lieve e sapore acidulo. Piuttosto raro, cresce sia nei boschi di latifoglie che di conifere, ancora più raro ai Castelli Romani. Buon commestibile ma da preservare per la rarità.

Note: si può confondere con le altre specie di Cantharellus, ma la taglia minore le colorazioni aranciate e le lamelle rosate agevolano in riconoscimento.




Enzo Ferri


Castelli Romani, giugno 2020

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Bibliografia:

Atlante fotografico dei Funghi d’Italia - AMB Trento

Funghi d’Italia - Zanichelli

 

lunedì 13 luglio 2020

Caloboletus calopus (Pers.) Vizzini


 Caloboletus calopus (Pers.) Vizzini

[= Boletus calopus Pers.]

Cappello fino a 250 (300) mm, carnoso, da emisferico a convesso, solo a maturità completamente aperto; cuticola vellutata nel giovane, poi asciutta, spesso screpolata a tempo secco, di colore grigio camoscio
Tubuli e Pori tubuli lunghi fino a 30 mm, arrotondati al gambo, giallo-verdastri, si macchiano di blu al taglio; pori piccoli concolori ai tubuli, blu scuro alla pressione
Gambo 20-40 x 80-150, molto variabile, da tozzo, a slanciato, cilindrico, oppure obeso, di colore giallo nella parte superiore, rosso in quella inferiore; reticolo a maglie appena allungate, solitamente concolore al fondo
Carne soda e compatta, bianco-giallina, rossa alla base del gambo, virante velocemente al taglio; sapore decisamente amaro e odore caratteristico di colla vinilica
Habitat cresce nei boschi collinari e montani, ubiquitario
Commestibilità non commestibile per il sapore amaro e l’odore sgradevole, responsabile di casi di sindrome gastrointestinale costante
Note calopus significa “ bel piede ” per la bellezza degli esemplari tipici. La fiammatura rossa dal gambo con il giallo dei pori, crea un contrasto di colori decisamente bello




Enzo Ferri
Castelli Romani, giugno 2019



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Caloboletus radicans


lunedì 6 luglio 2020

Xerocomus subtomentosus ( L. ) Quel.


 Xerocomus subtomentosus ( L. ) Quel.


Cappello 5 – 12 (150) mm, da emisferico a convesso poi appianato con orlo regolare; cuticola asciutta e vellutata, a volte screpolata, di colorazioni molto variabili, da giallastra a bruna
Tubuli e Pori tubuli da adnati a subdecorrenti, giallo cromo da giovane, poi verdastri, pori ampi e angolosi concolori ai tubuli, lentamente viranti al blu
Gambo 10 -20 x 50-80 mm, cilindrico, incurvato alla base, sovente con delle costolature longitudinali che simulano una sorta di reticolo, giallo pallido imbrunente con l’età
Carne soda e compatta, fibrosa nel gambo, giallo pallido, ocra/rosata alla base del gambo, lentamente virante al blu; sapore dolciastro e odore debole
Habitat cresce nei boschi di latifoglia in ambiente termofilo
Commestibilità buon commestibile, scartando il gambo duro e fibroso
Note è uno degli Xerocomus più comuni. Si riconosce anche per il micelio basale di colore bianco.


Enzo Ferri

Castelli Romani, settembre 2108

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lunedì 1 giugno 2020

Caloboletus radicans

Nome attuale:

Caloboletus radicans  (Pers) Vizzini


Sinonimi:

Boletus radicans Pers.

 

Sistematica

Regno Fungi
Divisione Basidiomycota
Classe Agaricomycetes
Ordine Boletales
Famiglia Boletaceae

Genere Caloboletus

Specie Caloboletus radicans 


Descrizione Cappello 10 – 20 (250) mm. Carnoso, da emisferico a convesso, con orlo a lungo involuto; cuticola vellutata, poi glabra, asciutta, di colore grigio pallido, grigio crema; tubuli lunghi 25 mm, arrotondati al gambo, giallo-verdastri; pori piccoli econcolori ai tubuli; entrambi si macchiano di blu alla pressione; gambo 30-70 x 80-120, tozzo, robusto, con base allargata e radicante, di colore giallo pallido, a volte con sfumature rosse all’apice; reticolo concolore, a maglie fini, poco visibile e generalmente limitato alla parte apicale del gambo, si macchia al blu alla pressione; carne soda e compatta, bianco-giallina, virante al taglio; sapore decisamente amaro e odore caratteristico di inchiostro

Habitat cresce nei boschi caldi e suolo calcareo, sotto latifoglia con preferenza con Quercus, non molto diffuso ai Castelli Romani.

Commestibilità non commestibile per il sapore amaro

Note è uno dei pochi boleti amari. I pori giallastri, l’odore forte e caratteristico e il sapore amaro lo rendono facilmente riconoscibile; solo Caloboletus calopus ha stesse caratteristiche organolettiche



Enzo Ferri

Castelli Romani, settembre 2108

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Caloboletus calopus

Caloboletus calopus





Bibliografia:

Atlante fotografico dei Funghi d’Italia - Consiglio G., Papetti C., Simonini G. - AMB Trento

Fungi Europaei vol. 2 - Boletus sl - JA Munoz

Funghi d’Italia - Boccardo F., Traverso M., Vizzini A., Zotti M. (Zanichelli)

Indice Schede Micologiche – Archivio Generale AMINT

Aggiornamento, agosto 2023


lunedì 27 gennaio 2020

Panaeolus semiovatus

                                                     
Panaeolus semiovatus(Sowerby) S. Lundell & Nannf
Sinonimo: 
[= Anellaria semiovata]    
Cappello campanulato, chiaro, grigiastro, campanulato, cuticola viscosa viscoso; lamelle col filo bianco, tipicamente “ marezzate “ cioè macchiate irregolarmente a causa della maturazione delle spore non contemporanea in tutte le parti della lamella. Presenza di evidente anello striato sul gambo. E’ l'unico Panaeolus provvisto di anello e per questo era inserito in un genere a se stante ( Anellaria ). Facilmente riconoscibile per la crescita su substrato particolare ( fungo fimicolo )                                                  Commestibilità: Tossico



Enzo Ferri


Castelli Romani, Luglio 2019

                                                  


lunedì 20 gennaio 2020

Amanita eliae

Amanita eliae Quél       

Amanita di dimensioni medie, con diametro del cappello che raramente raggiunge i 1° cm di diametro, con superficie ricoperta da residui velari di colore bianco ( grigio nella Amanita eliae var griseovelata ), margine del cappello con evidente striatura; lamelle bianche e libere; gambo slanciato, con base bulbosa con volva friabile e poco consistente; anello fugace e carne con odore nullo. Cresce sotto latifoglie con preferenza per Quercus cerris L. tra Maggio e Giugno. Poco comune
Commestibilità: Non commestibile



Enzo Ferri

Castelli Romani, giugno 2019


lunedì 13 gennaio 2020

Amanita echinocephala (Vittad.) Quél.


Amanita echinocephala (Vittad.) Quél.

Cappello biancastro munito di grosse verruche piramidali, aderenti, che tendono a cadere a partire dal margine; lamelle bianche con riflessi verdastri; Il gambo è cilindrico, con base bulbosa-radicante infissa nel terreno, volva dissociata in verruche visibili in cercini su tutta la metà inferiore del gambo. E’ presente un ampio anello membranoso, striato nella parte superiore e munito di ornamentazioni al margine. Fungo di grandi dimensioni, molto bello e appariscente, ma da considerarsi velenoso. Da non confondere con le Macrolepiota!

Commestibilità: Non commestibile




Enzo Ferri


Castelli Romani, settembre 2107

mercoledì 1 gennaio 2020

Articoli

📖In questa rubrica vengono pubblicati approfondimenti, curiosità, leggende e tutto quello che mi viene in mente….buona lettura. 

👉Se vuoi leggere tutti gli articoli delle rubrica clicca su:Approfondimenti

Orchidee che vivono di funghi: perché Limodorum e Neottia sono diverse da tutte le altre. Parte 3

Orchidee spontanee e funghi: le nuove scoperte su una alleanza invisibile. Parte 2

Wood Wide Web: la rete segreta che tiene insieme il bosco. Parte 1

Neoboletus erythropus (ex Boletus erythropus): finalmente chiarezza?



 

BIBLIOGRAFIA

Testi consultati per la determinazione dei funghi e la realizzazione delle schede

 

1260 Funghi della provincia di Belluno ( Atlante fotografico ) – E. Padovan,L. Lorenzon, E. Campo, M. Floriani, L. Michelin, E. Bizio, M. Magnozzi – Edizioni DBS

Monografia illustrata del Genere Russula in Europa - Mauro Sarnari –– AMB Trento

Atlante fotografico dei Funghi d’Italia - Consiglio G., Papetti C., Simonini G. - AMB Trento

Funghi d’Italia - Boccardo F., Traverso M., Vizzini A., Zotti M. (Zanichelli)

Atlante Fotografico degli Ascomiceti d'Italia - G. Medardi – AMB Trento


The Genus Tricholoma – Morten Christensen & Jacob Heilmann-Clausen ( Fungi of Northen Europe vol. 4 )

 

Le guide des Champignons ( France et Europe ) – Guillame Eyssartier – Pierre Roux – Editions Belin

Tutto Funghi - Giunti Demetra

Fungi Europaei vol. 1- Agaricus sl - LA Parra Sànchez
Fungi Europaei vol. 1A - Agaricus sl - LA Parra Sànchez
Fungi Europaei vol. 2 - Boletus sl - JA Munoz
Fungi Europaei vol. 3 - Tricholoma (Fr.) Staude - A. Riva
Fungi Europaei vol. 4 - Lepiota sl - M. Candusso, G. Lanzoni
Fungi Europaei vol. 5 - Entoloma sl - ME Noordeloos
Fungi Europaei vol. 5A - Entoloma sl - ME Noordeloos
Fungi Europaei vol. 6 - Hygrophorus sl - M. Candusso
Funghi Europaei vol. 7 - Lactarius Pers. - MT Basso
Fungi Europaei vol. 8 - Xerocomus sl - H. Ladurner, G. Simonini
Fungi Europaei vol. 13 - Strophariaceae sl - ME Noordeloos
Fungi Europaei vol. 14A - Hebeloma - E. Grilli, HJ Beker, U. Eberhardt, N. Schutz

Indice Schede Micologiche – Archivio Generale AMINT






martedì 14 maggio 2019

La Tignosa verdognola (Amanita phalloides)


🍄La Tignosa verdognola (Amanita phalloides (Vaill. ex Fr) Link)

Subdola ed equivoca, l'Amanita phalloides è la capostipite dei funghi velenosi: la sua ingestione provoca gravi sindromi d'avvelenamento, con esito mortale in alcuni casi. L'Amanita phalloides provoca il decesso anche dopo la sola ingestione di poche decine di grammi.

Ha spiccata capacità di “mimetizzarsi” ed appare molto simile ad altre specie, può ricordare addirittura funghi commestibili appartenenti a generi diversi.

Ma nonostante questo, Amanita phalloides ha delle caratteristiche ben riconoscibili ad un attento esame:

Cappello di colorazioni variabili, con fibrille innate sempre presenti, margine sempre liscio ( mai striato! ) quest'ultima è una caratteristica importantissima nel genere Amanita! Il gambo bulboso, è ricoperto da particolari striature biancastre che ricordano una pelle di serpente e alla base è presente una volva a forma di sacco, ha un anello sul gambo posizionato in alto con tipica forma a gonnellino, lamelle bianchissime e libere al gambo. Odore leggero e anche gradevole nel fungo molto giovane, poi di grasso rancido o di uruna ed infine cadaverico.

All'ingestione provoca grave avvelenamento, chiamata sindrome falloidea

La sindrome falloidea

Tra gli avvelenamenti potenzialmente mortali occupa il primo posto come frequenza, anche se probabilmente non è la più pericolosa. La dose letale per un uomo adulto di peso medio è soltanto di 50 grammi di Amanita phalloides fresca, per un bambino la dose è di appena 20 grammi.

Contengono molte sostanze velenose, ma il danno è imputabile alle amanitine.

   Il primo impatto è con l'apparato gastroenterico, sempre con una latenza non inferiore alle 8 ore, i sintomi sono: senso di pesantezza, nausea, vomito incoercibile, violenti dolori addominali e diarrea coleriforme con scariche frequentissime. Diarrea e vomito non permettono al paziente di reintrodurre i liquidi che si perdono. Fino a qualche anno fa le scarse conoscenze della patologia portavano spesso alla morte del paziente, oggi l'introduzione della reidratazione forzata permette di correggere lo shock ipovolemico ( causato dalla diminuzione acuta della massa sanguigna circolante, causata da da perdita di liquidi ) e l'eliminazione delle amanitine circolanti. La seconda fase è dovuta all'azione tossica dell'amanitina sulle cellule epatiche dove provoca la necrosi cellulare. Si ha anche una disfunzione renale, che generalmente evolve positivamente, ma il danno maggiore è a carico del fegato. In passato il tasso di mortalità era molto elevato tra il 50% e l' 80 % ma con la risoluzione del problema dello shock ipovolemico questa percentuale si è ridotta drasticamente ed oggi si assesta intorno al 7% ( fonte CAV Centro Anti Veleni di Milano ). Vista la gravità la terapia deve essere ospedaliera e iniziata il più precocemente possibile, si attuano diverse tipi di terapie combinate tra loro ( lavanda gastrica, carbone vegetale attivato, assunzione di liquidi per garantire un'adeguata volemia ovvero il volume di sangue circolante nel corpo ) questo combinato di terapia è detta diuresi forzata e si è rivelata la migliore arma terapeutica. Nei casi più gravi può essere necessario il trapianto di fegato.

Ma in casi di ingestione accidentale è di primaria importanza andare al pronto soccorso il prima possibile, le cure immediate sono in grado di scongiurare danni irreparabili.



Enzo Ferri


Maggio 2021


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Amanita phalloides

 





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Aggiornamento: dicembre 2025

lunedì 28 gennaio 2019

Lentinellus ursinus



 🍄 Lentinellus ursinus (Fr.) Kühner

🧬 Sinonimi: Pleurotus ursinus (Fr.) Gillet

✅ Commestibilità: non commestibile 🔴

📖 Descrizione: cappello 3–8 cm, da convesso a piano; superficie asciutta, feltrata, color bruno-ocraceo o bruno-rossastro, con margine spesso irregolare. Lamelle fitte, decorrenti, biancastre poi crema, con margine seghettato. Gambo, brevissimo, ma spesso totalmente assente. Carne bianca, soda; odore leggero e sapore amarognolo. Sporata bianca.

🌳 Habitat: lignicolo, su tronchi e ceppaie di latifoglie, soprattutto Quercus spp; autunno.

📚 Note: la specie più vicina è Lentinellus castoreus (Fr.) Kuhner & Maire che cresce su conifera e ha carne piccante.



🌐 Tassonomia

Regno: Fungi Divisione: Basidiomycota Classe: Agaricomycetes Ordine: Russulales Famiglia: Auriscalpiaceae Genere: Lentinellus Specie: Lentinellus ursinus

✍️ Enzo Ferri – I funghi dei Castelli Romani

Le schede micologiche contenute in questa opera sono state redatte dall’autore in forma originale; per la loro realizzazione sono stati consultati testi micologici di riferimento.

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Lentinellus cochleatus











Aggiornamento: dicembre 2025




giovedì 17 gennaio 2019

Pratoni del Vivaro ( Inversione termica )

Castelli Romani, Gennaio 2019; Foto di EnzoF

Vi sono zone in cui il fenemeno dell'inversione termica causa una notevole differenza di temperatura minima. Zone particolarmente esposte a determinate condizioni, difficili da capire per i non addetti ai lavori. Ma cos'è l'inversione termica, a cosa è dovuta? Cerchiamo di dare una risposta semplice, anche perchè noi dello staff non siamo dei meteorologi, ma semplici appassionati e curiosi, e si curiosi di capire le cause di questo fenomeno ben noto .
In meteorologia con il termine inversione termica si indica un particolare fenomeno o condizione del profilo termico verticale dell'atmosfera terrestre caratterizzata da un gradiente termico verticale invertito (ossia positivo) rispetto alla norma (negativo). In essa quindi la temperatura dello strato atmosferico coinvolto aumenta con la quota, anziché diminuire.
Normalmente la temperatura dell'aria diminuisce all'aumentare della quota altimetrica di circa 0,6 gradi ogni 100 metri. 
Questo accade perché l'aria, una volta entrata in contatto col suolo normalmente con temperatura più alta  (perché ad esempio riscaldato dal Sole),tende ad alzarsi di quota. Una volta riscaldata e salita di quota, l'aria, sottoposta a una pressione inferiore, si espande e si raffredda (diminuzione della temperatura con la quota). La temperatura del suolo e quella dell'aria nella sua prossimità sono dunque strettamente legate.
Durante un'inversione termica accade il fenomeno opposto: salendo di quota l'aria risulta più calda. L'intensità del fenomeno può essere anche notevole con la temperatura che aumenta fino a diversi gradi in poche centinaia di metri di quota.
Quali sono le cause, da cosa dipende?
Le inversioni termiche sono più frequenti ed intense durante la stagione fredda, ma ai Pratoni del Vivaro sono ben presenti anche nella stagione estiva, con differenza di temperatura minima veramente notevoli. 
Le cause dipendono da vari fattori: in inverno il poco riscaldamento diurno e la durata breve del giorno non consentono un'adeguato riscaldamento, in caso di neve il fenomeno si accentua ( effetto Albedo ), quindi al calar del sole il suolo si raffredda molto rapidamente, cosa che avviene in misura minore in estate. Tale raffreddamento del suolo fà si che la temperatura sia più bassa al suolo che in alto.
Occorrono determinate condizioni perchè ciò avvenga: cielo completamente sgombro da nubi e totale assenza di vento, che non consente il rimescolamento dell'aria, e non ultimo una particolare conformazione del suolo. 
La splendida vallata dei Pratoni del Vivaro possiede in toto tutte queste caratteristiche. Ambiente pressochè unico in tutti i Castelli Romani. 
Ecco le temperature registrate nella notte del 12 gennaio del 2109, la notte più fredda di questa fase, ma è solo un esempio, ci sono stati casi ancora più eclatanti.
Due stazioni meteo a pochissimi km di distanza e a differenti quote

Rocca di Papa ( Campi d'Annibale ) altezza slm 808              - 4.8

Rocca di Papa ( Pratoni del Vivaro ) altezza slm 528              - 12, 2
EnzoF

sabato 12 gennaio 2019

Pratoni del Vivaro ( Clima )

Castelli Romani, Gennaio 2019; Foto di EnzoF

Sicuramente uno dei posti più belli ed incontamiti del territorio dei Castelli Romani. Vediamo in dettaglio questo posto magico iniziando dal clima, decisamente particolare, e che contribuisce a rendere questa località molto interessante dal punto di vista della biodeversità. 

Clima
La zona dei Pratoni del Vivaro, tra i comuni di Rocca di Papa, Rocca Priora e Velletri, costituisce uno dei più importanti ecosistemi di riferimento microclimatico dei Castelli Romani, e dell'intera Italia centrale. Zona molto umida e poco ventilata è soggetta al fenomeno dell'inversione termica notturna in condizioni anticicloniche. In questo caso tra il dì e la notte possono verificarsi escursioni termiche rilevanti. In inverno, a causa di questo fenomeno, la temperatura notturna può raggiungere molti gradi sotto lo zero. Anche in piena estate in simili condizioni si possono verificare temperature assolutamente incredibili, in alcusi casi vicine allo zero. 
Già nel V secola a.c. la zona deliminitata dall'importante passo dell'Algido, fu un importante crocevia di movimenti. Il toponimo utilizzato in passato fu con molta probabilità coniato per le caratteristiche climatiche particolarmente rigide del luogo. Alcuni storici affermano che vi fosse un piccolo villaggio di nome Algidum, ma altri storici smentiscono categoricamente l'ipotesi, anche in virtù delle citate condizioni climatiche. Quindi le caratteristiche climatiche particolarmente rigide erano ben note sin dai secoli scorsi

12 Gennaio 2019 record di freddo per l'anno in corso, anche se è appena iniziato
EnzoF