| Flammulina velutipes |
| Pleurotus ostreatus |
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| Pleurotus ostreatus |
| Gymnopus fusipes |
L'Orecchione: Il signore silenzioso del tardo autunno (Pleurotus ostreatus (Jacq.)P.Kumm)
Dicembre. L’autunno ha ormai ceduto il passo all’inverno, e i boschi dei Castelli Romani si fanno freddi, quieti, vuoti. I cercatori se ne vanno, convinti che la stagione sia finita. I simbionti sono spariti, i lignicoli arrancano dopo notti sottozero e una siccità novembrina che ha prosciugato anche le ultime speranze. Eppure… basta qualche giornata di sole, tiepida quel tanto che basta, per rimettere in moto la vita. Il bosco non è mai davvero vuoto: bisogna solo saper aspettare.
È in questo momento che torna lui: l’Orecchione, il Pleurotus ostreatus. Non è un fungo comune da queste parti, ma quando decide di comparire, lo fa sempre nello stesso punto, fedele come un vecchio amico. Su quella quercia che ormai chiamo “la quercia magica”, perché ogni anno, contro ogni previsione, riesce a regalarmi una nuova fioritura.
L’Orecchione è conosciuto fin dall’antichità. Una leggenda orientale racconta che in Cina fosse chiamato “fungo dei fiori celestiali”, un nome che già da solo basterebbe a descriverne l’eleganza.
Nella micoterapia moderna è una presenza costante: si parla di proprietà antitumorali, antidiabetiche, ipocolesterolemizzanti e di mille altri benefici. Ma queste sono questioni da medici e ricercatori.
Io, da uomo di bosco, lo apprezzo per altro: per la soddisfazione del ritrovamento, per la sua forma elegante che sembra scolpita, per la capacità di regalare foto spettacolari quando la luce invernale lo accarezza.
Il Pleurotus ostreatus è un fungo generoso. Ha una resa altissima, un sapore gradevole e una versatilità che lo rende perfetto per mille ricette: saltato, grigliato, in padella, nelle zuppe, nei sughi, persino impanato.
È anche uno dei funghi più coltivati al mondo, tanto da trovarsi in ogni supermercato. Ma chi ha assaggiato un Orecchione selvatico, cresciuto su una quercia dei Castelli, sa bene che il sapore è tutta un’altra storia: più intenso, più “di bosco”, più vero.
Ogni volta che lo ritrovo, lì sulla sua quercia, mi sembra un piccolo miracolo. Un segno che il bosco non dorme mai del tutto, che anche nel freddo più duro c’è spazio per la vita.
L’Orecchione è così: silenzioso, elegante, resistente. Un fungo che non cerca attenzione, ma che sa farsi ricordare.
A Rocca di Papa, in dicembre. Il bosco è freddo, ma non è mai vuoto. Basta saper guardare.
➡️ Vedi la scheda tecnica
| Pleurotus ostreatus |
Nome
attuale:
Clitocybe nebularis (Batsch)
P. Kumm.
Sinonimi:
Lepista nebularis (Batsch) Harmaja
Sistematica
Regno Fungi
Divisione Basidiomycota
Classe Agaricomycetes
Ordine Agaricales
Famiglia Tricholomataceae
Genere Clitocybe
Specie
Clitocybe nebularis
Cappello
60 – 120 ( 150 ) mm, convesso, con il margine involuto, grigio, più o meno
scuro, ma non igrofano, feltrato e fibrilloso; cuticola sovente ricoperta da
una pruina bianca evanescente.
Lamelle da
adnate a decorrenti, fitte, bere, fitte, biancastre con riflessi gialli a
maturità.
Gambo 15
– 50 x 100 mm, clavato, subconcolore al cappello, con fini fibrille longitudinali,
e base ricoperta da un feltro miceliare bianco.
Carne bianca,
con forte odore aromatico, sgradevole, più accentuato nel fungo maturo, sapore
dolciastro.
Habitat ubiquitaria,
in gruppi numerosi, in lunghe file, ed in cerchi delle streghe, nel substrato
di residui vegetali morti; molto comune in autunno e fino alle soglie
dell’inverno, sia sotto latifoglie che conifere.
Commestibilità specie
velenosa per consumo ripetuto, le tossine si accumulano nel corpo fino a
provocare disturbi gastrointestinali e neurologici.
Note per
anni raccolto e consumato in tutta Italia, ma ormai la sua tossicità è stata
ampiamente dimostrata e con assoluta certezza. Può essere confuso con Entoloma sinuatum che ha diversa
colorazione sporale e odore di farina, ma che è un fungo fortemente tossico.
Purtroppo viene ancora raccolto, sempre da meno gente per fortuna, anche se
ormai il rischio è appurato. Conosciuti in alcune zone dei Castelli Romani con
i nomi dialettali di “ Brignoli ” o “ Profumati ”.
Enzo Ferri
Castelli Romani, dicembre 2014
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Entoloma sinuatum
| Entoloma sinuatum |
Bibliografia:
Atlante fotografico dei Funghi
d’Italia - AMB Trento
Indice Schede Micologiche – Archivio
Generale AMINT
| Agaricus porphyrizon |
Nome attuale:
Agaricus porphyrizon P.D. Orton
Sinonimi:
Agaricus purpurascens (Cooke) Pilát
Sistematica
Regno Fungi
Divisione Basidiomycota
Classe Agaricomycetes
Ordine Agaricales
Famiglia Agaricaceae
Genere Agaricus
Specie Agaricus porphyrizon
Dal latino "porphyreus"
= purpureo, per il colore
Di buona taglia e portamento massiccio. Ha un cappello che arriva a 8/9
cm di diametro; la cuticola è ricoperta di squame appressate di colore porpora
più fitte al centro, con disco brunastro; il gambo è biancastro, cilindrico,
generalmente allargato alla base, fioccoso al di sotto dell'anello; anello è
bianco, sottile e spesso lacerato; virante al giallo, più visibile alla base
del gambo, odore gradevole di mandorle amare. Buon commestibile. Cresce nei
boschi dei Castelli Romani dalla fine dell’estate.
Note: somiglia ad Agaricus silvaticus che ha carne arrossante e odore diverso.
Enzo Ferri
Castelli
Romani, dicembre 2015
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Bibliografia:
Funghi d’Italia - Zanichelli
Indice Schede Micologiche – Archivio Generale AMINT
Aggiornamento,
maggio 2021
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