lunedì 5 giugno 2017

Entoloma rhodopolium

Castelli Romani,ottobre 2016; foto di EnzoF

Comune e diffuso, cresce a gruppi numerosi nei boschi dei Castelli Romani in autunno e fino ai primi freddi

Dimensioni medio piccole. Ha un cappello emisferico da giovane, poi aperto e depresso a maturità, la cuticola è liscia, igrofana, vischiosa, di colore grigio-brunastro e con margine striato, lamelle bianche, con riflessi rosa, il gambo è cilindrico di colore bianco, carne fragile con odore farinaceo gradevole.

Molto comune ha una sosia che presenta un odore forte e sgradevole di candeggina, da alcuni autori descritto come Entoloma nidorosum, ma attualmente è considerato solo una varietà di Entoloma rhodopolium 
Entoloma rhodopolium var nidorosum
Si potrebbe confondere con Entoloma lividoalbum, più grande e carnoso e con odore e sapore farinacei gradevoli

Current Name:
Entoloma rhodopolium (Fr.: Fr.) Kummer

Position in classification:
Entolomataceae, Agaricales, Agaricomycetidae, Agaricomycetes, Basidiomycota, Fungi
EnzoF

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lunedì 29 maggio 2017

Clitocybe phaeophthalma

Castelli Romani, ottobre 2016; foto di EnzoF

Comune e diffuso, cresce a gruppi numerosi nei boschi dei Castelli Romani in autunno       
Di piccole dimensioni, ha un cappello ombelicato a maturità, con margine involuto, igrofano, striato per trasparenza con margine spesso odulato, irregolare, di colore bianco-crema, più scuro al centro e schiarente con tempo secco, lamelle spaziate, decorrenti, gambo cilindrico,  con filtro miceliare biancastro alla base, la caratteristica che consente il riconoscimenteo è il forte odore sgradevole definito da alcuni autori come di "pollaio"

  Fa parte delle Clitocybe, bianche tutte più o meno tossiche e di difficile determinazione, ma Clitocybe phaeophthalma si riconosce per il caratteristico e sgradevole odore di pollaio 

Current Name:
Clitocybe phaeophthalma (Pers.) Kuyper      

Position in classification:
Tricholomataceae, Agaricales, Agaricomycetidae, Agaricomycetes, Basidiomycota, Fungi
EnzoF                                                                                               

lunedì 22 maggio 2017

Suillus granulatus

Nome attuale:

Suillus granulatus (L.) Roussel

Sinonimi:

Boletus granulatus L.

 

Sistematica

Regno Fungi
Divisione Basidiomycota
Classe Agaricomycetes
Ordine Boletales
Famiglia Suillaceae

Genere Suillus

Specie Suillus granulatus 


Cappello 40 – 120 (160) mm, convesso, poi appianato, con orlo lungamente incurvato; cuticola eccedente e superficie viscosa, appiccicosa in maniera più evidente a tempo umido, completamente asportabile, con colorazioni dal bruno rossastro a marrone. Tubuli e Pori tubuli giallastri; pori inizialmente piccoli, tipicamente secernenti goccioline giallastre ( essudato ) dello stesso colore dei tubuli.

Gambo 10-30 x 35-90, cilindrico, a volte flessuoso o incurvato; ricoperto da una granulazione di colore giallo.

Carne soda e compatta nel giovane, ma presto molle, di colore chiaro, quasi bianca, immutabile al taglio, con leggero odore di fenolo e sapore mite.

Habitat comunissimo, cresce in associazione a Pinus sp dall’estate all’autunno. Molto abbondante nelle pinete dei Castelli Romani.

Commestibilità discreto commestibile da giovane, ma è necessario asportare la cuticola che ha proprietà lassative.

Note è probabilmente il più comune dei Suillus, conosciuto con il nome popolare di “ Pinarolo “ nome popolare usato un po’ per tutti i Suillus. La specie più vicina è Suillus collinitus che si riconosce per le fibrille più scure presenti sulla cuticola e la colorazione rosate dei residui micelari alla base del gambo, ma la confusione non ha nessun problema dal punto di vista della commestibilità.  





Enzo Ferri

Castelli Romani, maggio 2016

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Suillus collinitus

Suillus collinitus


 




Bibliografia:

Atlante fotografico dei Funghi d’Italia - Consiglio G., Papetti C., Simonini G. - AMB Trento

Fungi Europaei vol. 2 - Boletus sl - JA Munoz

Funghi d’Italia - Boccardo F., Traverso M., Vizzini A., Zotti M. (Zanichelli)

Indice Schede Micologiche – Archivio Generale AMINT

Aggiornamento, luglio 2023

lunedì 15 maggio 2017

L'angelo della morte (Amanita verna)


🍄L'angelo della morte (Amanita verna Bull. ex Lam)

💀 L'Angelo della morte (Amanita verna)

Bianco in tutte le sue parti, l'Amanita verna è un fungo bellissimo, tanto bello quanto pericoloso. Caratteristica fondamentale per il riconoscimento sono le lamelle bianche e la volva molto grossa a forma di sacco e che ricopre una base del gambo bulbosa… ma che se non si sta attenti e non si estrae con delicatezza rimane interrata al momento della raccolta. Confondibile con Agaricus sp, che hanno il colore delle lamelle rosate che diventano presto scure. Bisogna fare molta attenzione un eventuale errore potrebbe essere fatale. Cresce nei boschi termofili, più frequentemente sotto latifoglie, ma non disdegna le conifere. Amanita verna è un fungo velenoso mortale, responsabile di causare la Sindrome falloidea. Alcuni autori riconoscono Amanita verna var. decipiens, caratterizzata da una diversa reazione al KOH (giallo vivo!) che sarebbe la varietà che si trova nei boschi della provincia di Roma, almeno tutte le prove eseguite dal sottoscritto sono risultate positive.

Sindrome falloidea  

   Tra gli avvelenamenti potenzialmente mortali occupa il primo posto come frequenza, anche se probabilmente non è la più pericolosa. La dose letale per un uomo adulto di peso medio è soltanto di 50 grammi di Amanita verna fresca, per un bambino la dose è di appena 20 grammi. Contengono molte sostanze velenose, ma il danno è imputabile alle amanitine. 

   Il primo impatto è con l'apparato gastroenterico, sempre con una latenza non inferiore alle 8 ore, i sintomi sono: senso di pesantezza, nausea, vomito incoercibile, violenti dolori addominali e diarrea coleriforme con scariche frequentissime. Diarrea e vomito non permettono al paziente di reintrodurre i liquidi che si perdono. Fino a qualche anno fa le scarse conoscenze della patologia portavano spesso alla morte del paziente, oggi l'introduzione della reidratazione forzata permette di correggere lo shock ipovolemico ( causato dalla diminuzione acuta della massa sanguigna circolante, causata da forte perdita di liquidi ) e l'eliminazione delle amanitine circolanti. La seconda fase è dovuta all'azione tossica dell'amanitina sulle cellule epatiche dove provoca la necrosi cellulare. Si ha anche una disfunzione renale, che generalmente evolve positivamente, ma il danno maggiore è a carico del fegato. In passato il tasso di mortalità era molto elevato tra il 50% e l'80 % ma con la risoluzione del problema dello shock ipovolemico questa percentuale si è ridotta drasticamente ed oggi si assesta intorno al 7% ( fonte CAV Centro Anti Veleni di Milano ). Vista la gravità la terapia deve essere ospedaliera e iniziata il più precocemente possibile, si attuano diverse tipi di terapie combinate tra loro ( lavanda gastrica, carbone vegetale attivato, assunzione di liquidi per garantire un'adeguata volemia ovvero il volume di sangue circolante nel corpo ) questo combinato di terapia è detta diuresi forzata e si è rivelata la migliore arma terapeutica. Nei casi più gravi può essere necessario il trapianto di fegato.


Enzo Ferri

 

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Aggiornamento: dicembre 2025

Bolbitius titubans

Castelli Romani, maggio 2017; foto di EnzoF


Sinonimi
Bolbitius vitellinus                                                                                       

Comune e diffuso, cresce ai Castelli Romani in primavera e autunno                                                                                                       
Si riconosce grazie al bel colore giallo vivo o giallo cromo negli esemplari giovani, per l’esiguità della carne quasi ridotta alla sola cuticola, per l'aspetto viscidiìo e assenza di odore e sapore; il cappello e il gambo tendono a sbiadire a maturità. Cresce generalmente nei posti concimati


Funghetto che il più delle volte si incontra per caso, ai limiti del bosco o per prati, magari cercando orchidee. Ama i posti umidi e i terreni concimati dive pascola del bestiame


Current Name:
Bolbitius titubans (Bull.) Fr.

Position in classification:
Bolbitiaceae, Agaricales, Agaricomycetidae, Agaricomycetes, Basidiomycota, Fungi
EnzoF




lunedì 1 maggio 2017

Lepista panaeolus

Castelli Romani,ottobre 2016; foto di EnzoF


Sinonimi
Lepista panaeola

Cresce ai Castelli Romani in autunno 
Specie tipica dei prati o delle radure boschive, cresce in autunno anche inoltrato; è una bella specie, soda e carnosa, con una colorazione composta da tutte le sfumature del grigio, beige, sino al brunastro.Caratteristiche della specie sono quella sorta di guttule di varie dimensioni, un poco più scure, presenti soprattutto verso il margine del cappello; tipiche sono anche le lamelle facilmente staccabili, come in tutto il genere Lepista, l'odore è lieve gradevole e un po fruttato.
                                                                                                          
Fungo poco diffuso, cresce ai Castelli Romani nel primo autunno, nei prati, ai margini del bosco. Si riconosce per l'odore fruttatao, gradevole, sapore buono dolciastro che dopo un pò lascia un senso di pepato e la presenza di macchie sulla cuticola. A primo inpatto potrebbe ricordare Clitocybe nebularis


Current Name:
Lepista panaeolus (Fr.) P. Karst.

Position in classification:
Tricholomataceae, Agaricales, Agaricomycetidae, Agaricomycetes, Basidiomycota, Fungi
EnzoF

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lunedì 24 aprile 2017

Helvella acetabulum

Nome attuale:

Helvella acetabulum (L.) Quél

 

Sinonimi:

Peziza acetabulum L.


Sistematica  

Regno Fungi 

Divisione Ascomycota

 

Ascomicete primaverile a forma di coppa di medie dimensioni con diametro che può raggiungere gli 8 cm. Ha margine irregolare con tendenza a lacerarsi con l'età; la superficie esterna è di colore crema/bruno, la superficie interna, quella fertile, è liscia è di colore ocra-bruno; il gambo è corto, cavo, di colore biancastro, con evidenti costolature che arrivano a metà della “coppa”; la carne è biancastra con odore nullo e sapore delicato. Non commestibile. Cresce solitamente gregario nelle radure dei boschi, con preferenza per le latifoglie, abbastanza diffuso nei boschi dei Castelli Romani. 

Note: somiglia ad Helvella leucomelaena che ha gambo corto e superficie esterna di colore bruno-nerastro, Helvella costifera ha costolature molto evidenti che raggiungono il margine della coppetta. 


Enzo Ferri

 

Castelli Romani, aprile 2017

 

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Helvella costifera


 




Bibliografia:

Atlante fotografico dei Funghi d’Italia - AMB Trento

Funghi d’Italia – Zanichelli

 

Aggiornamento, luglio 2018








lunedì 17 aprile 2017

Clima e fiori : Paeonia mascula

Castelli Romani, aprile 2017; Foto di EnzoF
I cambiamenti climatici sono evidenti. Quinto anno consecutivo di non inverno, ormai sta diventando la norma. . Quello che è diverso rispetto agli ultimi anni è la siccita, infatti se i precedenti inverni sono stati miti e piovosi, l'ultimo inverno è stato mite e siccitoso,ad eccezione di una quindicina di giorni a gennaio molto freddi il resto dell'inverno è trascorso con cielo limpido e temperature miti, sempre temperature primaverili


E come in tutti i cambiamenti alcune forme di vita soffrono per la modifica dei loro habitat, altre invece prosperano, o perchè si adattano meglio ai nuovi scenari o perchè prediligono i climi più caldi. Sono pieni i magazine scientifici di notizie di specie animali a rischio estinzione. Io nel mio piccolo, nelle mie osservazioni e senza dare rilievo scientifico al tutto noto che i funghi primaverili sono praticamente scomparsi ed anche alcune specie floreali sono in netta sofferenza, altre invece che erano rare stanno diventando ben visibili


In tutto questo, una pianta boschiva, la Paeonia mascula, molto bella e appariscente, e considerata rara in tutto il territorio nazionale sta letteralmente esplodendo. A dire il vero da queste parti rara non è mai stata, ma ultimamente, e quest'anno in particolare è diventata invadente. Interi tratti sono colonizzati da questa grande pianta  e che dona splendidi colori al sottobosco. 
EnzoF


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Paeonia mascula

La Rosa di montagna





martedì 11 aprile 2017

Entoloma clypeatum

Castelli Romani, aprile 2016; foto di EnzoF
Sinonimi
Agaricus clypeatus                                                                                            
Nome Italiano:
Spinaroli
Nome dialettale:
Spinaroli

Comune, cresce a gruppi nei prati e boschi dei Castelli in primavera sempre associato a rosacee  
Dal latino clipĕum, il nome dello scudo rotondo di metallo, proprio dei soldati romani, per la forma del cappello che ricorda l'aspetto di uno scudo.

Una bella specie di medie dimensioni, con un caratteristico unbone molto evidente che unitamente al margine lungamente involuto da l'idea di vedere uno scudo; di colore grigio-bruno, più scuro con tempo umido e un po' più chiaro con tempo asciutto, la superficie è liscia, brillante e fibrillosa; lamelle poco fitte, bianco grigiastre nel giovane,ma presto rosate a maturità;  gambo cilindrico, biancastro; carne bianca con odore e sapore di farina

Entoloma clypeatum è specie precoce, tipicamente primaverile, può apparire già ai primi di aprile, spesso insieme a Calocybe gambosa che ne condivide l'habitat. Cresce nei boschi, nei parchi e nei giardini sempre associato ad alberi della Famiglia delle Rosaceae: Melo, Pero, Ciliegio e Prugnolo selvatico.
Per la crescita precoce è considerata una primizia e per questa ragione è discretamente apprezzato, ma bisogna prestare attenzione al luogo di crescita, si possono avere problemi a causa dell'inquinamento da diserbanti, antiparassitari e pesticidi. Per questo motivo è meglio evitare di consumare qualsiasi fungo raccolto in aree urbane o nei frutteti coltivati

Current Name:
Entoloma clypeatum (L.) P. Kumm.

Position in classification:
Entolomataceae, Agaricales, Agaricomycetidae, Agaricomycetes, Basidiomycota, Fungi

EnzoF

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Entoloma sepium
                                                                                                              

lunedì 3 aprile 2017

Peziza phyllogena

Castelli Romani, marzo 2017, foto di EnzoF
Sinonimi
Peziza badioconfusa     

Poco diffuso, cresce nei boschi dei Castelli Romani in primavera 
Ascomicete di media grandezza che raggiunge i 10cm. Da giovane sembra una coppa semichiusa, per poi aprirsi con la crescita, forma irregolare, ma generalmente ovale: imenoforo liscio di colore marrone, mentre la superficie esterna è rugosa; margine ondulato, non fessurato; privo di gambo, è attaccato al terreno in posizione centrale e, nel punto di ancoraggio spesso la superficie forma delle pieghe grinzose; carne senza odore e sapore particolare, con un tipico riflesso azzurro alla sezione


Cresce in primavera, generalmente a gruppi appressati tra di loro, preferibilmente sotto quercia.

Current Name:
Peziza phyllogena Cooke

Position in classification:
Pezizaceae, Pezizales, Pezizomycetidae, Pezizomycetes, Ascomycota, Fungi