Sindrome falloidea
Tra gli avvelenamenti potenzialmente mortali occupa il primo posto come frequenza, anche se probabilmente non è la più pericolosa. La dose letale per un uomo adulto di peso medio è soltanto di 50 grammi di Amanita verna fresca, per un bambino la dose è di appena 20 grammi. Contengono molte sostanze velenose, ma il danno è imputabile alle amanitine.
Il primo impatto è con l'apparato gastroenterico, sempre con una latenza
non inferiore alle 8 ore, i sintomi sono: senso di pesantezza, nausea, vomito
incoercibile, violenti dolori addominali e diarrea coleriforme con scariche
frequentissime. Diarrea e vomito non permettono al paziente di reintrodurre i
liquidi che si perdono. Fino a qualche anno fa le scarse conoscenze della
patologia portavano spesso alla morte del paziente, oggi l'introduzione della
reidratazione forzata permette di correggere lo shock ipovolemico ( causato
dalla diminuzione acuta della massa sanguigna circolante, causata da forte perdita
di liquidi ) e l'eliminazione delle amanitine circolanti. La seconda fase è dovuta
all'azione tossica dell'amanitina sulle
cellule epatiche dove provoca la necrosi cellulare. Si ha anche una disfunzione
renale, che generalmente evolve positivamente, ma il danno maggiore è a carico
del fegato. In passato il tasso di mortalità era molto elevato tra il 50% e l'80
% ma con la risoluzione del problema dello shock ipovolemico questa percentuale
si è ridotta drasticamente ed oggi si assesta intorno al 7% ( fonte CAV Centro
Anti Veleni di Milano ). Vista la gravità la terapia deve essere ospedaliera e
iniziata il più precocemente possibile, si attuano diverse tipi di terapie
combinate tra loro ( lavanda gastrica, carbone vegetale attivato, assunzione di
liquidi per garantire un'adeguata volemia ovvero il volume di sangue circolante
nel corpo ) questo combinato di terapia è detta diuresi forzata e si è rivelata
la migliore arma terapeutica. Nei casi più gravi può essere necessario il
trapianto di fegato.
Enzo
Ferri
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